In assenza di noi.
E' tutta la notte che penso a cosa avrei scritto, una volta qui. Mi violentavo in mancanza di un foglio, di uno schermo, per vomitare parole, per non rischiare di vederle morire in pensieri, tra le tante cose mai dette.
Sono le 6 di mattina. Non conto più le ore insonni, conto le ore che restano. E' una prospettiva nuova, fatta di abisso.
Le strade di notte sono una strana compagna. C'è un silenzio fatto di gente che dorme e di lavori che nessuno vuole fare. Cerco a piedi e in macchina, qualcosa che non esiste.
Cerco lei in una città che non è la sua, cerco me tra le cose che ho perso, tra le parole che vorrei scrivere. Negli angoli vissuti insieme. Mentre mi soffoco nel fumo, e inconsapevole cerco di accorciare le mie ore, stretto tra il giaccone e i miei polmoni pesanti.
Ti cerco dietro a un telefono, come in queste righe che non leggerai, in tutte le mie frasi che non ascolterai, mentre macero nelle mie colpe.
Mi sento patetico già da solo, nei miei vittimismi e sproloqui, fai bene a risparmiarteli. Non accetto più nemmeno da me certe torture, quindi non ti biasimo, se continuo a scrivere è solo per non dimenticarmi che esisto, in quest'unico respiro fatto di lettere.
Ora come da giorni, mi girano in testa solo i tuoi pensieri stretti, fatti di verità, che annientano il resto:
"Ho la mia vita. Ora sto bene."
Penso a quando provo a chiamarti, a quando ormai mi rispondi quasi per cortesia; e le nostre telefonate che diventano sempre più brevi, mentre tutto, tra la distanza e il quotidiano, uccide noi, e diventa giustamente più importante, perché reale e vero.
Penso a quando mi dici che mi vuoi bene dietro la tua stanca cornetta, e provi a riempire queste parole con i tuoi ricordi, per renderle sincere e attuali, per farmi sopravvivere; per non farmi soffrire.
Io lo sento. Sento tutto questo. E sono felice che sia tu; perché avresti il potere di finire di schiacciarmi, ma non lo fai, e in quell'istante il mio viso prende l'espressione più strana del mondo. Resto a metà come la luna tra il bianco e il nero.
Sorrido in una goccia salata, e penso che dopo questa nostra telefonata spezzata, la tua vita si riempirà finalmente di cose normali, che si possono toccare, che si possono provare. Non come me.
Sono proprio queste cose che ti convinceranno a mollare, a desistere da quello che siamo, insieme. Sarà dimenticare noi, ed è umano, perché non c'è altro modo per sopravvivere. E spero che grazie a queste cose che tu possa essere veramente felice, come so che meriti.
Una sera di queste uscirai, e tra i tuoi amici, o tra qualche nuovo sconosciuto, ci sarà uno sguardo nuovo, di chi saprà guardarti in quel modo diverso che già io e te conosciamo. Ma stavolta ci sarà anche ciò che io non sono stato in grado di essere, di darti.
Qualcuno che guarderà le tue foto, le tue parole, almeno come le ho guardate io. Che ti capirà perdendosi nel bagno scuro dei tuoi occhioni, avendo tutte le risposte. Che saprà macchiarsi di te, quando tu sarai disposta a sporcarti del suo seme.
Perché c'è e ci sarà sempre, qualcuno, che potrà guardarti in quel modo diverso da tutti e renderti felice. So di non essere l'unico a vedere quanto di unico c'è in te, nonostante quanto io vorrei essere davvero l'unico, per te.
E io affogherò in questo. E non sentirai altro che il silenzio di chi annega. Perché tu viva tutto questo in pace. Perché tu viva. Perché tu viva felice.
Non sto lottando, e allento la presa su me, su te, ogni giorno, quando sento ad ogni istante, che è un istante in meno di noi, e che potrebbe essere l'ultimo, mentre tutto di me mi chiede solo di stringerti, perché non voglio perderti. E per ogni istante che sento mi convinco che è giusta solo l'unica cosa che fa star bene la persona che ami. Che anche senza di te, le faccia sentire quanto la ami.
Perché io ci ho pensato tanto, ma alla fine ho capito.
Sento solo adesso l'equilibrio perfetto della tua vita di ora, e lo devo capire, accettare, se tu hai deciso che questa non debba prevedere più me...
Ho capito che se ami tanto qualcuno, non puoi pretendere il suo amore. Devi rinunciare a pensare a ciò che vuoi, che desideri. Devi capire che può essere giusto rinunciare a te.
Se ami, intendo se ami davvero, non c'è niente di più importante che la vita dell'altro. E solo quando davvero senti logorarti l'essere per questo tanto da non avere più nessun valore, allora capisci quanto sia vero, giusto, inevitabile, e quanto queste non siano solo parole.
Ma è già troppo tardi.
Perché la vita, prima o poi, ti porta il conto da pagare. E questo evidentemente, è il mio.
Io vorrei solo che ci fosse un modo, per non soffrire così adesso. Un modo per morire prima. Ma allo stesso tempo apprezzo, ora e sempre più, tutte le tue parole, anche quando sento che diventano sempre meno, quelle che dedichi a me.
E mi aggrappo ad ognuna di esse, come lacrime sul viso, mentre sussurro in gola le mie due parole soffocate, urlate, sempre le stesse, nel buio della mia stanza come di fronte allo Specchio del mare, di noi:
ti amo.
by Jacopo Paoletti.

In assenza di noi.