Comptine d'un autre été - Yann Tiersen
Il mare mi ha sempre aiutato a pensare. Qui fanno sempre le cose in grande: l'oceano è ovunque, ti avvolge come un abbraccio, come una forbice increscapata malignamente quanto infantilmente, di denso liquido blu spumante.Pensavo di stare male ma ho solo ricordato cosa fosse. Mare. Una volta penso di aver scritto questa frase, forse in una poesia da foglio a quadretti:
"Quante cose ho schiacciato per non morire"
Oggi penso che sia così. Perchè non ho niente da poter pensare.
Le onde sono quello che non puoi superare, quello che pensi insormontabile. Forse lo è.
Ma è solo acqua, la stessa acqua del bagnoasciuga, leggera battigia. La stessa acqua con cui soffochi l'arsura, delle gocce che nascono dalla mia pelle sudata, come la rugiada e tu la foglia.
Piove.
E' solo acqua in fondo.
La mia vita è una pozzanghera che mi illudo grande come questo oceano, ma alla fine è solo un pò di pioggia e fango. Non c'è mai stato niente di speciale in del fango bagnato e dell'odore piovano. Tutto passa e lo senti già perdere vincente. Il sapore intenso e pungente dell'inafferabile e impalpabile fluido. E' come gridare soffocando. E' come desiderare di essere eterno, scrivendo.
Già. Quanti libri, versi, parole, scorrono come fiumi. Con la stessa direzione, lo stesso destino.
Non c'è nulla in cui puoi aggrapparti in questo acquitrino, è un pò come la latrina della vita. Lo sciacquone, senza poesia, è la lenta, dolce, malata ghiogliottina: quando il galleggiante scende è solo per fare posto al nuovo arrivato, e lasciar perdere te stesso, se mai questo abbia un senso.
E' tutto dilatato. Finito nell'infinito. Si ripete su se stesso nell'essere, come l'acqua intorno all'onda.
di Jacopo Paoletti