giovedì 17 dicembre 2009

Essenza.


Essenza.
Come puoi toccare qualcuno, senza averlo mai sfiorato.
Come puoi conoscerlo da anni, senza averlo mai conosciuto.
Ad Agata. ("Essenza di te" - Tati Singer)

Chiunque tu sia, ascolta.

Provarci almeno; prima di consumare istanti, istinti e vita; pagina dopo pagine, senza capirne mai il senso, di ciascuna. Senza mai sentire, capire.

Non leggeranno. Lo sappiamo piccola, e io lo so. Alle persone alla fine non importa.

Io cammino per le strade, e li guardo. Sono nelle loro case. Dietro i loro vetri delle loro auto; che vanno, corrono, verso dove, verso cosa, per sparire poi, sempre dietro quelle loro finestre. La notte e il giorno. La pioggia e il sole. Tutto questo ogni giorno, da sempre.

Cambiano le forme come le cose; che non cambiano. Il mondo si disinteressa ai vivi e piange solo i morti. E forse neanche tutti.

Non c'è posto per noi piccola, non c'è luogo. Spazio e tempo diventano, ma non sono.
Mi chiedo ancora che senso abbia stare qui, a dire e a scrivere.

Lo so che lo chiamerai vittimismo questo, che non conta. Che non cambia. Io ti conosco. E forse è vero, hai ragione tu. Perchè sarà altra aria fritta, ora su uno schermo, come sulla carta. Ma credimi, ero stanco di averla solo nella mia testa e sentirla parlare.
Com'è soffocare senza mai morire. Anche l'agonia ha diritto a trasalire, alla morte. Senza rumore. Soffocare i battiti nei respiri. Perché sola. Perché sono.

Non mi sento. Non mi sento unico piccola. Non mi sono mai sentito migliore. Quasi impossibile essere speciali. E' che sono solo. E solo questo, è solo questo. E ho voglia di gridare, senza fiatarlo. Senza dirlo. Perchè non ti sento più. Non so chi sei. Dove sei.

E dove, ora.
Poi.
Domani, noi.

Brucia tutto piccola, brucio tutto. E' cenere e sabbia forse buona per lavarsi le nostre anime intrise e sporche.

Si perde nelle mani, essenza di polvere, per essere così pensieri e perdersi. Sparire. Per non essere mai stato, accaduto. Esistito essente.

Sai, diventa tutto sempre più leggero. Pesante come il sonno che non puoi combattere. Non puoi vincerlo. Vuoto, è già niente.

No piccola, non voglio più lottare. Battermi per battere è il nonsense.

Tutto e tanto si anestetizza, si addormenta. Ma è lento inesorabile, come le gocce che scavano, profonde e nere, le grotte. E è il buio. Incessante e determinato, consuma.
Com'è il fuoco che spegne, smette di ardere, mentre il gelo lo abbraccia, quasi dolce, e gli chiude la bocca con la sua bocca; è quello il soffio, mentre l'ultima brace non ha più calore appena soffocato.

Domani è solo, e solo dimenticato. Una volta sparito, è nulla.

Ecco, questo siamo noi.

Siamo davvero così banali, sognanti di essere. Solamente inutili, come gli stessi sogni. Soltanto soli inesistenti, dietro i soliti vetri, come riflessi dell'essere nell'ora dell'illusione, in questo nostro inedito esistere.

Ho sonno piccola. Ho sonno. Ti lascio dormire, stavolta.

by Jacopo Paoletti.