mercoledì 23 dicembre 2009

Il Sigillo.


Il Sigillo.

Oggi stavo per prendere un treno. Non il mio solito treno. Un treno diverso, di quelli che possono cambiare tutto, o confermarti che in realtà non cambia mai niente.

Quanto sono lunghi questi binari. Quanto sono freddi e impietosi. Quanto è reale la distanza quando hai bisogno di spiegare, di abbracciare. Non puoi combattere con chi vince l'orizzonte, che taglia di netto la linea tra terra e cielo.

E io avevo bisogno di piangere, senza parlare. Tra il tuo collo e la spalla bianca. Lacrime calde che sciolgono la neve vergine, come quella sporca di noi. Non sarei nemmeno riuscito a entrare oltre la soglia senza stringerti, quando anche se non ti vedo, rannicchiata su di me, lo so che stringi gli occhi anche tu, con quella stretta di un piccolo koala. Vibri tra le mie braccia e non c'è nient'altro che desideri. Ti sento e sento allora che questa vita ha un senso. Sei tutto.

Quei singhiozzi che un Uomo non fa mai vedere, che nasconde nel bagno di casa sua, o quando è solo, per strada, e a fargli compagnia c'è solo il gelo, dentro come fuori, indistinguibile, e una sigaretta sempre troppo breve per sfogarsi abbastanza; tutto strangola la paura di non esistere più, e stringe lo stomaco, appena sotto lo sterno, quando senti che non puoi afferrarla, che sfugge, come i sogni finiti sul più bello.

Quando non riesci a dormire restano svegli anche loro, come incubi. Impalpabili, ti fanno credere che possano esistere, che sia possibile. Ma sono sogni, Jacopo, solo sogni. E tu resti solo qui, con i pugni stretti, tra la rabbia e la speranza, nel tuo letto. Immobile con gli occhi al soffitto, nell'attesa di qualcosa che non arriverà.

Stanotte ho creduto di non farcela. Ho pensato a tanti anni fa, quando stavo per mollare. Esiste il fondo, io lo so. E' l'acqua salata alla fine degli occhi, quando fatica a uscire; tra la gente, tra le cose di tutti i giorni, quando devi nascondere. Per quanto potrò soffocarmi. Non pensavo che sarebbe stato questo, a uccidermi.

E tutto come un cubo di vetro, in solitudine. Dove puoi urlare all'inizio, ma fuori da te resta solo una smorfia sorda. Sbattere sulle pareti trasparenti fingendo di non vederle. Fino a che non saranno di un rosso umano, macchiate di me ovunque, e con loro sarò una sola cosa. Ciò che noi non possiamo (riusciamo... vogliamo...) essere.

Schiaccio me stesso contro tutto, per sentire dolore nuovo. Ma non ha importanza. Ho sentito che sarebbe successo qualcosa, stanotte, ed è stato, lo so. Ma non con me. E non importa piccola, non importa. Ti accarezzerei il viso ora. Vicino a te capisco cosa vuol dire mettersi da parte, per qualcosa che non sia se stessi. Sarà come scontare tutte le cose che pensi abbia commesso, anche se non servirà, lo so.

Quanto vorrei che mi credessi.

Il tuo telefono squilla libero. Non so neanche quante volte ho provato a chiamarti solo oggi. E' la mia nuova tortura, almeno fino a stasera. Poi qualcosa si è anestetizzato. Come dopo il dolore del taglio, il sangue caldo ti fa chiudere gli occhi è sembra quasi di addormentarsi. Vorrei morire per questo, pur di non sentirlo. Saperti felice, ovunque e con chiunque. Sarebbe tutto, per me. Tutto. Stringere gli occhi mentre abbraccio l'ultima lacrima, e sorrido, si... Pensando sia tu.

Ti scorderai di me, e magari riderai di tutto questo. Ora lo capisco di più, e tu non hai colpe. Perché questo è un pianto solo mio. Io vorrei che a te restasse solo di Vivere.


Avere e Avrai tutto ciò che desideri; quando mi avrai cancellato. Io ci sto provando, credimi. Ma fa male, piccola. Fa tanto male. E finirò per distruggermi.

Com'è amara la nostra vita: ti inganna il gusto all'inizio, con la sua dolciastra arsura, mentre già adesso mi soffoca come cicuta, tra i miei ridicoli singhiozzi.

Siamo io e il silenzio ora, da giorni. Interrotto. Infinito. Resti come una stretta al polso, sempre, che non mi lascia.

Stringi i tuoi occhi, mentre chiudo i miei.
Non dimenticarti di me, se puoi. Ti amo.

Buonanotte puzzona.

by Jacopo Paoletti

"Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!"
Cantico de' Cantici 8,6.