Ayreon - The Human Equation
"By now you realise you have to be relentless to survive
Repress your memories, bury your emotions and thrive!
It’s your life!"
da Day 12 - Trauma
Lo Specchio.
"Ciascuno, a modo suo, trova ciò che deve amare, e lo ama, la finestra diventa uno specchio; qualunque sia la cosa che amiamo, è quello che noi siamo." (David Leavitt)
●●●
Io e Lo Specchio.
Il riflesso delle mie parole.
Sono le mie parole riflesse.
Le hai scritte tu, per noi ed esistere.
Elsheba. Sei il sette.
Falso. Distorto come Io ti vedo.
Ovunque tu sia, sei. Sognami.
Essere mio. Rifletto.
Sul tuo, mio sogno.
Esistere tuo. Rifletti.
Di me, in te. Di te, in me.
Ieri o una volta
O forse, con il tuo nome.
Perfezione. E' il tuo Dio.
Vero. Reale come Io ti conosco.
Chiunque tu sia, sei. Guardami.
by Jacopo Paoletti.
"Un romanzo è uno specchio che passa per una via maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'acqua e il formarsi di pozze." (Stendhal)
●●●
Lei e Lo Specchio.
"Lei aveva il sorriso dei falsi. Lei si prendeva gioco di me ogni volta che, sorridendo ingenuamente, mi apriva la porta di casa, inclinando la testa come fanno i cuccioli di cane. Mi invitava ad entrare con un cenno della mano, facendomi apprezzare le sue poco curate unghie smaltate. La sua casa sapeva di tabacco d’importazione e di spray per ambienti, che mi sniffavo di nascosto quando lei andava a rifarsi il trucco in bagno. Alle pareti c'erano i suoi bambini, fotomontaggi di quello che vorrebbe essere, di quello che è stata e della conseguenza di questi due fattori, messi assieme. Non era una persona comune, il suo ambiente era un parto di se stessa, come se le avessero costruito la casa attorno, come se i mattoni che la compongono fossero vomito rappreso della sua indole. Lei non sa prepararmi la cena, lei aspetta che la aiuti io, che le indichi quali oggetti usare per preparare un risotto, i tempi di cottura, il metodo di preparazione. Lei è una bambina, cresciuta male, dentro le bottiglie di vetro. Ha la schiena curva, ingobbita, timida. Le parole le escono a scatti, sorride, cerca di superare l’imbarazzo. La osservo mentre continua a prendere in mano sempre lo stesso piatto, o mentre prepara la tavola per colmare i vuoti. Lei mi ama nei modi difficili, lei non sa come dirmelo. Lei sa come tenermi la mano e fare l’amore con le dita. Lei mi dice che per farmi capire le cose deve sempre lanciarsi dal burrone, cieca, e sperare che la raccolga. Lei riesce a piangere quando io non ci riesco; la guardo mentre si strofina il fazzoletto sul naso e fissa il muro pallido, facendomi capire troppe cose. Queste quattro vecchie pareti sono il suo tentativo. La sua chance. Quella che potrà offrirsi solo lei. Lei sta costruendo faticosamente la sua piccola vita. Quella che non ricorderà mai nessuno, quella inviolabile porzione di cielo rubata a quelli che lei considera angeli. La piccola formichina che si costruisce la tana per l’inverno della vita, lontana dalla morte dei mondi. Lei e le piccole vite. I piccoli ricordi, i piccoli trionfi. Le piccole vite destinate alla morte della memoria. Come mai esistite. Lei mi tiene tra le gambe e mi chiama per nome. Lei mi raccoglie e mi porta con sé. Si fa viva alla mia porta, la sua testa arruffata fa capolino nell’ombra. Anche lei è morta. In tanti modi diversi. Nessuno sarà il suo braccio, se non io. Malinconici, divertenti, cupi e maldestri. Questi siamo noi. E vivremo in eterno."
by
da Skype, 11 dicembre 2009.
"Sono certo che guardandomi allo specchio non vedrei nulla. La gente dice sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio che cosa può trovarci?" (Andy Warhol)
●●●
Cosa c'è, dall'altra parte?