lunedì 31 agosto 2009

Piove. L'oceano. Noi.

Comptine d'un autre été - Yann Tiersen
Il mare mi ha sempre aiutato a pensare. Qui fanno sempre le cose in grande: l'oceano è ovunque, ti avvolge come un abbraccio, come una forbice increscapata malignamente quanto infantilmente, di denso liquido blu spumante.

Pensavo di stare male ma ho solo ricordato cosa fosse. Mare. Una volta penso di aver scritto questa frase, forse in una poesia da foglio a quadretti:

"Quante cose ho schiacciato per non morire"

Oggi penso che sia così. Perchè non ho niente da poter pensare.

Le onde sono quello che non puoi superare, quello che pensi insormontabile. Forse lo è.

Ma è solo acqua, la stessa acqua del bagnoasciuga, leggera battigia. La stessa acqua con cui soffochi l'arsura, delle gocce che nascono dalla mia pelle sudata, come la rugiada e tu la foglia.

Piove.

E' solo acqua in fondo.

La mia vita è una pozzanghera che mi illudo grande come questo oceano, ma alla fine è solo un pò di pioggia e fango. Non c'è mai stato niente di speciale in del fango bagnato e dell'odore piovano. Tutto passa e lo senti già perdere vincente. Il sapore intenso e pungente dell'inafferabile e impalpabile fluido. E' come gridare soffocando. E' come desiderare di essere eterno, scrivendo.

Già. Quanti libri, versi, parole, scorrono come fiumi. Con la stessa direzione, lo stesso destino.

Non c'è nulla in cui puoi aggrapparti in questo acquitrino, è un pò come la latrina della vita. Lo sciacquone, senza poesia, è la lenta, dolce, malata ghiogliottina: quando il galleggiante scende è solo per fare posto al nuovo arrivato, e lasciar perdere te stesso, se mai questo abbia un senso.

E' tutto dilatato. Finito nell'infinito. Si ripete su se stesso nell'essere, come l'acqua intorno all'onda.

di Jacopo Paoletti

1 Infinite Loop: dal 1983 (per me '84) ad oggi

E' il primo post, lo so.
Ci vuole un pò per rompere il ghiaccio. Il problema forse è che ancora ci conosciamo poco, bisogna famigliarizzare insomma, si tratta dei soliti convenevoli, quindi perdonatemi se divago un po'; la verità è che mi sto godendo gli "ultimi giorni"... Prima della fine della "Pace Agostana"; poi tornerò di nuovo per farmi massacrare dall'ultimo arrivato, come sempre.
Almeno per ora quindi, non vi agitate troppo. Anche perchè fa caldo, sono fatiche inutili credetemi...
Tanto nel 99% dei casi siete persone che non hanno particolari aspirazioni, lo dimostra il fatto che state leggendo qui, è indubbiamente un sintomo evidente del non avere una propria vita, magari siete ancora in tempo per fare un mare di cose interessanti e popolare le vostre giornate inutili.
Ovviamente non c'è niente di personale, il mio era solo un consiglio. Tantopiù disinteressato, perché non vi conosco, perciò prendetelo al volo: chiudete il vostro browser e, chessò, andate a fare jogging, sempre se scrive così.
La California è un Paese strano. Gli americani in generale sono un Popolo strano, ma detto così sembra il classico luogo comune dell'europeo che visita il Nuovo Continente fregiandosi della Sua Superiorità Intellettuale. Beh, è comunque di questo che si tratta.
Resta il fatto che l'Apple Campus è incredibile. Non ci sono altri commenti da fare. Almeno per adesso.

Il clima? Beh, fa caldo e l'escursione termica ti uccide. Il clima in Apple dite? Ah, beh, quello è decisamente molto più caldo. Le notizie di questi giorni hanno messo in giro parecchie facce che sembrano panni lavati. Il caldo può fare brutti scherzi. E qui pare ne abbia fatti, soprattutto con le batterie (si dice) di Ipod e Iphone.

Peccato.

Mentre scopro Cupertino, vi lascio con un video che mi hanno fatto scoprire in questi giorni, che poi da il titolo a questo post e raccoglie dentro un pò tutta una vita: quella dell'Informatica e forse anche la mia. 1984 è un buon inizio. E' un augurio prima di tutto per me.


Nineteen Eighty-Four: credo che George Orwell ne sarebbe fiero.