sabato 26 settembre 2009

Sorrisi rubati


Sorrisi rubati.

Abbastanza coraggio, c'è sufficiente coraggio?
Per riuscire a scrivere anche di lei,
la prostituta lontana che ogni sera,
presente su quella strada sporca,
allarga le gambe per pochi spicci.

Bastano i versi? Bastano le parole?
Per dire che il suo cuore,
tra l'avvocato delle nove ed il tranviere delle dieci,
batte come il mio,
colando calore imposto.

Basta una poesia? Basta un foglio?
Per ricordare che i suoi occhi,
alla ricerca del cliente per l'ultima bolletta,
incrociano i miei,
dimenticando tutte le domande.

Ma non ho né forza, né coraggio,
per riuscire a fermare,
quando sola al sole gioca con il suo cane,
l'accusa insostenibile
di quel sorriso intangibile.

Da me mai conosciuto.
O forse solo perduto.

di Jacopo Paoletti

lunedì 21 settembre 2009

What I Must Do


Hand-in-hand we walk through the cold
trying to get home. Trying to get home.
And if through the storm
it's your hand I lose,
lost and confused
I'll be reaching for you.

'Cause all of my life
I'll wait here for you.
If waiting for you
is what I must do.
And all of my failures
and all that I do
If they lead me to you
it's what I must do.

Hand-in-hand we walk through the cold
trying to get home. Trying to get home.
And if through the storm
you find someone new,
sad and confused
I'll be happy for you.

'Cause all of my life
I'll wait here for you.
If waiting for you
is what I must do.
And all of my failures
and all that I do
If they lead me to you
it's what I must do.

by Sean Fournier

mercoledì 16 settembre 2009

Palloncino rosso - The red Balloon

(by me)
Palloncino rosso.
I sogni di tutti, sono leggeri più dell'aria.
Sono aggrappati al mondo solo da un filo leggero.
Guardano verso il cielo, perché ad esso appartengono.

Quel filo è la speranza di chi ama, è la vera forza dei sogni.
Li tiene a terra per viverli. Li libera solo per farli morire.

La vita di tutti è come le sedie di una stazione.
Ci passano tutti, si siedono in tanti, e nessuno resta.

Io sono solo una sedia vuota di una sala d'aspetto.
Tra le tante sedie di questa stazione.
Fra tutte le sedie di questo mondo.

Come tutti, aspetto qui il treno della mia vita.

Sono tante le sedie occupate che mi circondano.
Perché tanti si chiamano amici per potersi sedere vicino.
Perché si può essere soli anche tra tante sedie piene.

Accanto alla mia sedia, ho visto tante facce.
L'hanno occupata in tante, ma nessuna voleva davvero restare.
Forse neanche tu; è ancora calda di te e tu già non ci sei.
Perché i treni sono solo arrivederci o addii.

Ma il mio sogno è come il mio palloncino.
E' un cuore rosso, che punta verso il cielo.
Lo so, questo filo è debole, ma è il mio (nostro?) grande sogno.

Non so se stai prendendo solo un caffè o sei già sul treno della tua vita.
Io aspetto il mio treno e stringo il mio palloncino, mentre resto seduto.

Sono solo, lo so, ma so quanto vale questo piccolo grande cuore rosso.
Ti amo.

di Jacopo Paoletti

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The red Balloon.

The dreams of all, light the air.
Souls from a light thread are grabbed hold of the world.
They watch towards the sky, because to it they belong.

That thread is the hope of who loves, it is the true force of the dreams.
It holds them to the earth in order to let them live. They are free in order to only make... to die.

The life of all is like the chairs of a station.
All pass to us, they are based in many, and nobody remains.

I am only an empty chair of one I know it d' aspect.
Between the many chairs of this station.
Between all the chairs of this world.

Like all, the aspect here is the train of my life.

The occupied chairs are the many that encircle me.
Because many call friends for being able to seat close.
Because it can be single... also between many full chairs.

Beside my chair, I have seen many faces.
They have occupied in many, but nobody wanted indeed to remain.
Perhaps not even you; it is still warm from you and you already not here.

Because the trains are the alone good bye or goodbyes.

But my dream is like my balloon.
A red heart,tip towards the sky.
I know, this thread is a weak person, but it is mine (ours)...a great dream.

I do not know if you are only having coffee or already six on the train of your life.
I waited for my train and tighten my balloon, while seated rest.

They are alone... I know, it, but I know how much is worth this little one great red heart.
I love you.

by Jacopo Paoletti

martedì 15 settembre 2009

Un matto


Un mondo nel cuore.

Mi aggrappo alle tue parole
che sogno di abbracciare dalla tua voce,
le cerco lungo le pagine,
come nel nostro mondo,
ora unico possibile.

Sei qui e sono da solo.

Forse neanche tu stanotte
dormirai come devi
e non lo farò neanch'io;
non sarò con te ma lo sono qui.

Essere tuo. Essere l'Unico.

Le mie mani qui e adesso
sono "solo" i miei pensieri,
e loro restano intangibili,
senza toccarti.

I miei occhi si bagnano
come tu lo saresti di me.

Sei il mio sogno, sognami,
perchè voglio sognarti.

Buonanotte amore mio.

di Jacopo Paoletti

"Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro"

di Fabrizio De Andrè

La valigia dell'attore


Freccia rossa.

freddo pungente.
pioggia, tu, io
aggrappati ai vetri.

città di notte.
sigarette appena prese.
mi immergo nel buio.

cammino stanco. sono stanco.
occhi rossi. affogano persi.
mi stringo per non essere solo.

ricordare, ognuno nella propria città.
domani, di essere ancora nella stessa.

due notti come due anni.
tre giorni come altri tre.
ti conosco da sempre?

"ora non voglio più parlarti."

ho rubato te, portandoti addosso.
sei ancora e sempre qui
mentre stringo quell'accendino.
chiedimi di fumare anche stanotte.

quattro cerchi, quattro colori.
sei aggrappata al mio braccio
e ti stringo nelle mie mani.
non lasciarmi.

blu. notte.
mi trascino la città sotto i piedi
ll colore del cielo, non ci sono.
luci e buio, tra le auto e la strada.
un mondo stretto mi soffoca, sono solo.

rosso. labbra.
è caldo questo tiepido freddo. dolore.
il colore di una freccia rossa.
sa dove portarmi e quando portarmi via.
brillano i tuoi occhi dietro il finestrino.

bianco. seme.
voglio affondare in te prima di spegnermi.
il colore del mio desiderio sceso su di te.
mi addormenterò stanco di aver amato
senza mai essere stanco di amarti.

nero. passato.
ci guardiamo indietro. l'orizzonte del mare notturno.
il colore di chi c'è stato vicino. è stato amore.
tra i denti stringo il mio ultimo "ti amo" a lei.
nessuno merita di soffrire, la verità rende liberi.

"dammi qualche giorno ti prego..."

penserò di morire. sognerò di viverti.
stringimi e ti stringerò.
non lasciarmi perchè neanch'io potrò.

sono qui. ancora. ti amo.

di Jacopo Paoletti

"e il sipario è calato già
su questa vita che tanto pulita non è
e ricorda il colore di certe lenzuola
di certi hotel
che il nostro nome ce l'hanno già
e ormai nemmeno ti chiedono più
il documento d'identità
e allora eccoci, siamo qua
siamo venuti per niente
perché per niente si va"

di Francesco De Gregori

venerdì 11 settembre 2009

2974 volte Melissa Doi

Oggi Melissa Doi avrebbe 40 anni.

L'11 settembre del 2001 la sua ultima telefonata è stata al numero dell'emergenze statunitense: 911.

"Sto per morire, vero?", queste sono state le sue ultime parole.


Lo stesso giorno di quello stesso anno si spengono nello stesso istante nel medesimo luogo 2974 vite, uomini e donne di ogni provenienza e colore.

(le vittime dell'attentato delle Twin Tower - via wikipedia)

Vostra sorella. Vostro fratello. Vostra madre. Vostro padre. Il vostro miglior amico. La vostra migliore amica. Vostro marito. Vostra moglie. La vostra ragazza. Il vostro ragazzo. 2974 non è solo un numero. Sono queste persone.

Oggi, 11 settembre 2009, 2974 morti non hanno ancora dei responsabili certi. Mandanti e moventi sono tuttora ignoti.

Non dobbiamo dimenticarli, per non dimenticare cosa sia la giustizia. I nostri morti, a 8 anni di distanza da quel giorno, ci chiedono ancora questo.

Melissa aspetta questo. Non facciamoci prendere in giro anche da vivi.

(da Fahrenheit 9/11 di Michael Moore)

"La temperatura a cui la libertà brucia!"
Altre fonti:
- Capire l'11 settembre: http://nuke.crono911.org/
- La ricostruzione del WTC (Freedom Tower) e del Memorial 9/11
- Video amatoriali sull'11 settembre 2001
- I "Jumpers" delle torri gemelle (davvero scioccante)
- 911 Mysteries (sottotitolato in italiano)
- Cosa dissero i telegiornali italiani l'11/09/2001

giovedì 10 settembre 2009

Mi ami (?)


"La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere."
Un'erezione un'erezione un'erezione un'erezione triste
Per un coito molesto per un coito modesto per un coito molesto
Spermi spermi spermi spermi indifferenti
Per ingoi indigesti per ingoi indigesti per ingoi indigesti
Io attendo allucinato la situazione estrema
Un grande sogno nitido chiedendo alla tua pelle
Con dita di barbiere un'amorosa quiete un'amorosa quiete
Sfiorarti come a caso con aria imbarazzata
Atmosfera pesante elogio alla tensione
Tranquillità assoluta tranquillità assoluta tranquillità assoluta
Un rapimento un'estasi
Su un punto delicato questa non è una replica
Facile e leggera non è una mossa tattica
Mi ami?
Mi ami?

Mi ami?

L'affinità elettiva è orfana di futuro
Disturba i progetti rapisce la quiete
Svela i conti in sospeso
Accarezzati in sogno in un tempo spezzato che gira rigira
Ritorna all'inizio non vuole finire
Mi ami?
Mi ami?

Mi ami?

Smettila di parlare avvicinati un po'
Smettila di parlare avvicinati un po'
Smettila di parlare avvicinati un po'

Smettila di parlare, avvicinati un po'.
 
(via google)

martedì 8 settembre 2009

Divismo 2.0


Mi chiedo se si sente più divo/a il criticatore o il criticato. Anche fare una ottantina di video in prima persona con la voce impostata, non è esattamente "voglia di restare nell'anonimato". Ma magari mi sbaglio, eh.

L'idea di una certa sinistra di andare sempre contro un qualcuno o un qualcosa, così, tanto per essere (o sembrare) "oltre", è in realtà un profondo desiderio di protagonismo (che fa molto rima con divismo e sempre meno con comunismo) tipico di quella subcultura pseudo intellettuale di cui è facile trovare esemplari anche qui, nelle reti sociali. Ma ripeto, sicuramente mi sbaglio io.


Pensiamoci. Se proprio non vogliamo ascoltare un Marco Travaglio, perchè proprio non ci piace chiunque parli da destra, così, per partito preso, ascoltate almeno quelli che sono seduti dalle vostre parti. Parlano da anni ormai, si saranno anche sgolati.

sabato 5 settembre 2009

Parole rubate


Parole rubate - Barbara Caggiati con Lucilla Agosti

Ti vedo sorridere per l'ultimo successo. E' tuo. Stringilo forte.

Lo so che non avrai tempo per leggermi, per ascoltarmi. Non fiaterò. Non sentirai un lamento. Sai quanto io sia capace di fingere. A volte è bello saper mentire per soffocare tutto davanti a chiunque. Anche il dolore.

Mi nascondo in un angolo a guardarti, mentre i complimenti di tutti sono su di te. Io sparisco, non voglio niente per me, davvero.

Farò eco fino al mio io, tanto da essere trasparente al mondo.

Saprò lasciare anche stavolta lo spazio, grande quanto io non sia abbastanza per te, solo a questo piccolo riflesso di felicità, che meriteresti tutta, completa, perchè è tua, è per te.

Non posso abbracciarti, e cerco di farlo così. Non pretendo che tu lo senta, non serve che tu sappia che sia io.

Ora sorridi ancora amore. Sorridi con gli occhi che non posso vedere. Sorridi con la bocca che non posso baciare. Ti vedrò lo stesso, anche in quest'angolo lontano. Non c'è nient'altro che valga di più. Non serve che io ci sia. Ci sarò senza che sappia o debba sapere. Ci sarò per te.

Ti proteggo da qui. Anche se non mi vorrai, non mi vedrai. Anche se non ci sarai per me. Io sarò qui. Io sono qui. Quando ci sarà solo vuoto o il silezio tra le mie braccia o quando chiamerò il tuo nome e tu non ti girerai, io sarò qui. io sono qui. Io sono per te, e tutto il resto non conta.

Le persone sono noiose, sono stato il primo a dirtelo, ricordi? Magari alcune possono sembrare complesse, interessanti, ma è solo una questione di meccanismo, di tempo, una volta studiato e capito, diventa banale e poco stimolante.

Sarai stanca di me ora. E allora sarà solo questo respiro, quando io non mi accorgerò nemmeno, non penserò nemmeno di voltarmi, e tu già non ci sarai.

Sei lontana e vorrai (vorrei?) dare la colpa a questa distanza che per l'ultima volta non ha colpe.

In quella stazione, in quell'albergo, su quella panchina, in quel locale, come in macchina, su quella fontana e stretti nelle mani prima di riprendere quel treno come in un cinema qualsiasi, ovunque noi ci saremo, abbracciami amore mio, e promettimi che non sarà come tutte le nostre promesse. Saremo diversi, perchè saremo davvero noi. Tu mi guarderai come io farò con te e il dolore non porterà via tutto anche stavolta.

Era solo ieri.

Ho provato a chiamarti, ma non ha più senso lasciarlo squillare.
Dolce e lancinante Silenzio.
Un monitor e una chat vuota. Infinito sospiro.

Sono solo oggi.

di Jacopo Paoletti

venerdì 4 settembre 2009

Libertà & Italia: l'inizio di un ossimoro

In Italia non si è mai abbastanza pessimisti. La verità è che ci abbiamo provato. La democrazia e le libertà di stampa ed espressione non sono fatte per questo nostro Paese. Più della metà degli italiani ha votato il 70° uomo più ricco del mondo che aveva già 4 governi alle spalle e che era già abbondamente conosciuto e riconosciuto per i suoi procedimenti giudiziari e il suo controverso passato massonico e presunto mafioso (Mangano vi dice niente?) nonchè imprenditoriale (voi avete capito da dove sono venuti i soldi per l'Edilnord?), che nella sua veste di uomo politico è aggravato dall'arcinoto conflitto di interessi, di cui indubbiamente si è tanto parlato ma di cui volutamente poco si è fatto, da parte di tutti i fronti politici (per capire come funziona all'estero in questi casi, leggetevi qualcosa su Bloomberg).

Ormai tutto questo è normalità. Il problema oggi non è più Berlusconi, ma il Berlusconismo. La coscienza degli italiani è infatti ripiegata su se stessa, non accetta ma nemmeno combatte; è amorfa e immobile al susseguirsi degli avvenimenti, come se andasse incontro al suo destino già scritto, quello di Paese illiberale (o come sosteneva la FreedomHouse americana, di paese "semilibero").

I continui suoi attacchi (dalle semplici dichiarazioni fino alle querele plurimilionarie) alle istituzioni (ricordate cosa disse al Parlamento Europeo?), alla magistratura, al giornalismo, fino a soggetti singoli con pressioni perfino personali (Montanelli, Biagi, Santoro, Mauro, Guzzanti, Luttazzi, tanto per citarne alcuni fino a Raitre) e più in generale a chiunque non la pensi come lui (e soprattutto con chi è dietro e sopra di lui, dalla IOR alla P2), sono oggi normale amministrazione quotidiana, quasi un abitudine. Il suo affermare e smentire quotidianamente ogni sua stessa dichiarazione non fa altro che mescolare le carte, rendendo alla fine indistinguibile alla massa chi ha ragione e chi ha torto, ma soprattutto chi dice il vero e chi il falso.

"L'unto del signore" ultimamente sempre autodichiaratosi più di "Superman" è passato dalle prove tecniche di trasmissione delle sue reti private negli anni 80 (ma che fino a poco tempo fa erano ancora abusive, vedi caso di retequattro ed europa7) alle odierne prove tecniche di regime che ricordano (purtroppo) molto bene il nostro noto Ventennio (Fascista?), non tanto per nuovi caratteri neofascisti, ma per i più preoccupanti lineamenti antidemocratici.

Il leader delle barzellette, l'amico dei dittatori (come Gheddafi), di ex agenti segreti del KGB (come Putin), di guerrafondai (come Bush), di falsi sinistroidi (come Blair) e di convinti eversivi (come Bossi) oggi è anche un costruito moralista (anche detto "il Papi"), soprattutto dopo le vicende relative alla Sig.ra (si fa per dire) D'Addario e della Signorina Noemi.

Se gli italiani avessero un minimo di cultura storica nazionale riconoscerebbero questa nuova forma di "dittatura morbida" che è in via di definizione, basata sul controllo dei mezzi di comunicazione (dalla Mondadori a Mediaset, fino al gruppo Medusa), del mercato economico finanziario (Mediolanum e Fininvest vi dicono niente?), di quello politico (con il PdL), calmierato dall'oppio dei poveri (dal calcio al superenalotto), quasi un profilo da paese sudamericano, di 30 anni fa però.

Ma il bello è come sia possibile ancora stravolgere la realtà: definirsi un liberale e chiamare un partito politico "Partito delle Libertà" è come minimo assurdo dopo quanto detto.

Dov'è la libertà quando si querela un giornale come L'Unità o La Repubblica? O quando si epurano giornalisti e comici dalle reti televisive?

Concludo con un video, di Ascanio Celestini, sperando che questo mio sfogo/riflessione sia utile a quanti hanno ancora dei dubbi su dove fare una croce in cabina elettorale, sempre se ci sarà una prossima volta per farla quella croce.


Questo comunque è quello che pensano fuori dall'Italia di Silvio Berlusconi (video assolutamente da vedere IMHO).

- The New York Times e Times di ieri: Boffo è l'ultima vittima di Berlusconi
- The Guardian di ieri: Berlusconi vuole imbavagliare i commissari Ue
- The Financial Times del 28/08/09: Potere che ormai eccede ogni limite

Fai Notizia - Radio Radicale

mercoledì 2 settembre 2009

Italia-Libia: Possiamo essere "amici" di un dittatore?

(via gavavenezia - via flickr)
Evidentemente non sono un consigliere diplomatico o un esperto di trattative internazionali. Però mi faccio (e vi faccio) una semplice domanda: davvero conviene all'Italia questo trattato di amicizia con la Libia?
Se ne è parlato su diversi blog in questi ultimi giorni, in particolare qui, qui e qui.
L'Italia (quindi i contribuenti, quindi noi) si è infatti impegnata a pagare diversi miliardi di dollari per questo accordo, in cambio di cooperazione, vantaggi economici e soprattutto lotta all'immigrazione. Detto così potrebbe anche funzionare. Oddio, da quanto ho capito possiamo addirittura continuare ad avere le Frecce Tricolore e a permetterci unicamente i colori della nostra bandiera, Qualcuno aveva già ostentato un verde islamico e padano per riconciliare gli animi dei due Paesi.
Però, c'è un però.
(via flickr)
L'Italia con chi sta facendo questo accordo? Con un Paese attendibile e universamente riconosciuto dalla comunità internazionale? Con un leader di governo di un Paese straniero democraticamente eletto e riconosciuto dall'ONU? Con un leader internazionale che mai nella sua storia si è rimangiato ciò che aveva detto poco prima?
Vorrei ricordare che Gheddafi è il padre della legge (libica) che ha cacciato 20.000 italiani dalla Libia espropriandoli di ogni loro bene.
E' il mandante di uno degli attentati di terrorismo più importanti prima dell'11 settembre 2001. Ovviamente mi riferisco al distrastro aereo di Lockerbie.
Si, lo so, il colonialismo. E' stato un errore, ecc ecc. Certo, magari facciamo un salto in Congo, nello Zaire, per vedere se Inglesi e Francesi si sono fatti particolari problemi dei "danni" del loro colonialismo (perpetrati tutt'oggi).
Ok, noi siamo migliori e vogliamo un Mediterraneo dove regni la pace. Ok, ci sto, mi piace. Ma non eravamo sempre noi che addestravamo i piloti libici in Sicilia? O che portavamo Uranio su un volo di linea chiamato DC-9 Itavia per i progetti decisamente extra-NATO proprio di Gheddafi? Proprio quello di Ustica.
Art. 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Già, la nostra Costituzione parla chiaro. Certo, non abbiamo fatto guerra a nessuno, ma fornire materiale fissile per armi nucleari a un paese che in piena guerra fredda, beh... Non mi sembra comunque un buon modo di essere risoluti nelle controversie internazionali.


Continuo a pensare che l'accordo sia un buco nell'acqua. E il leader libico userà proprio l'acqua per ricattarci di nuovo, come ai tempi di Bettino Craxi: sarà proprio in quella striscia di mare che si deciderà che porta d'entrata si vuole costruire tra Europa e Africa e per regolarizzare (e legalizzare?) i flussi dell'immigrazione.

Diciamocela tutta, se non era per Bettino, oggi la Libia non avrebbe un dittatore. Almeno così dice "Il Giornale" di Berlusconi. Un vero peccato.

Mostra del Cinema di Venezia 66: si parte oggi


Se la Mostra del Cinema fosse stata in un'altra città, forse neanche me ne sarei accorto. Non perchè non sia un appassionato di quanto prodotto dai tempi dei Lumiere ad oggi...

Vabbè, chi mi conosce un po' ha capito. Speriamo che questo post mi porti bene, in qualche modo.

Tornando alla Mostra, ho sentito parecchio parlare intorno al film-reportage di Michael Moore, Capitalism, a love story, e al film di Giuseppe Tornatore, parlo di Baarìa. Vedremo.

Per ora non posso che augurare buona visione a chi potrà permettersi una poltrona nel Palazzo del Cinema nei prossimi giorni :)

Per chi invece volesse seguire il tutto a debita distanza (come me), trova di seguito dei link veloci:
- Su Liquida i migliori blog che parlano della Mostra di Venezia
- Su Google Blogsearch tutti i blog che parlano di Venezia 66
- Su Google News tutte le notizie della stampa su Festival del Cinema di Venezia
- Su Google tutti i siti che stanno parlando di Venezia 66

Bugiardo falso e stupido. Specchio riflesso.

Lo so che è passato del tempo, ma a me è rimasta qua.
La blogosfera non ne ha parlato poi troppo, anche perchè è stata veramente una caduta di stile.



Non voletemene: sarà che a me Daria Bignardi non è mai stata simpatica, sarà che a me i Sofri mi puzzeranno sempre di Lotta continua, sta il fatto che oggi, dopo l'estate, non ho potuto fare a meno di sottolineare.

Lo so, finirò con il sembrare autoreferenziale al terzo post di questo blog, ma stiamo pur sempre parlando della coppia Bignardi-Sofri: un aborto pseudo intellettuale che (ancora devo capire perchè) permette ad entrambi di condurre programmi radiofonici (Condor) e televisivi (L'Era Glaciale) sulle reti pubbliche.

Diciamocelo francamente, sono persone senza arte né parte, classico esempio della più totale assenza di meritocrazia in questo nostro Paese.

Arrivo al punto, date uno sguardo qui:
http://www.wittgenstein.it/2009/06/15/aggiungerei-pirla/

In pratica è partito l'ennesimo battibecco tra Marco Travaglio e Luca Sofri (questa volta coinvolgendo anche Sofri's wife), ma non è cosa nuova. Già in passato Travaglio aveva risposto a vaneggiamenti di Sofri Junior, se vi interessa guardate qui.

Mi è tornata in mente un'intervista che ha fatto la Bignardi all'attuale (piccolo) Ministro della Funzione Pubblica, Brunetta.


Ecco, appunto. Meritocrazia. Farsi riprendere da Brunetta è come farsi insegnare l'italiano da Pierino, ma tant'è.

Indro Montanelli diceva di Travaglio:

Certo, per un direttore di giornale, avere sottomano un Travaglio, che su qualsiasi protagonista, comprimario e figurante della vita politica italiana è pronto a fornirti su due piedi una istruttoria rifinita nel minimo dettaglio è un bel conforto. Ma anche una bella inquietudine.Il giorno in cui gli chiesi se in quel suo archivio, in cui non consente a nessuno di ficcare il naso, ci fosse anche un fascicolo intitolato al mio nome, Marco cambiò discorso. (dalla prefazione a Marco Travaglio, Il pollaio delle libertà, Vallecchi, 1995)

No, Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio. (citato in Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere: storia di un grande e di un piccolo uomo)

La scomparsa dei fatti, perchè non c'è più un cronista che si attiene ai fatti. Tutte le verità diventano mutabili e mutevoli, nella più totale disattenzione e disinteresse da parte di tutti, anche di quei pochi che ancora vanno in un edicola a comprarsi un quotidiano in Italia.

Qui e qui trovate comunque una breve cronistoria di quanto successo (via kblog.it)

Concludo con una citazione, sempre di Indro Montanelli, mai attuale come ora:

Io voglio ringraziare Travaglio, perché ha detto l'assoluta e pura verità. Asoolutamente. La versione che ha dato degli avvenimenti è quella esatta. [...] Io ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò Il Giornale -e noi fummo felici di venderglielo, perché non sapevamo come andare avanti- su questo patto: tu, Berlusconi, sei il proprietario de Il Giornale, mentre io, direttore, sono il padrone del Giornale, nel senso che la linea politica dipende solo da me. Questo fu il patto fra noi due. Quando Berlusconi mi annunziò che si buttava in politica, io capii subito quello che stava per succedere. Cercai di dissuaderlo [...] ma tutto fu inutile. Dal momento in cui lo decise mi disse: "Ora Il Giornale deve fare la politica della mia politica". Ed io gli dissi: "Non ci pensare nemmeno". Allora lui riunì la redazione come ha raccontato Travaglio -e tutto questo lo fece a mia totale insaputa- e disse: "D'ora in poi Il Giornale farà la politica della mia politica". E a quel momento me ne andai, cos'altro potevo fare? [...] Nella mia vita ci sono stati due Berlusconi, completamente opposti [...] questo fa parte del ritratto di Berlusconi. [...] Come capo politico è quello che ho conosciuto in quei brutti giorni in cui scorrettamente, nella maniera più scorretta e più volgare, saltandomi, riunì la redazione de Il Giornale per dirgli "Qui si cambia tutto" all'insaputa del direttore. Se questo sembra a Feltri un modo di procedere democratico e civile, è affar suo. (risposta telefonica a Marco Travaglio e Vittorio Feltri durante la trasmissione Il Raggio Verde, marzo 2001)

(via wikiquote)