sabato 23 giugno 2012

Una vera #Europa politica potrebbe salvarci dalla #crisi?

I Greci indicavano con Europa la parte occidentale del mondo da loro conosciuto, e rispetto all'Oriente ne valorizzavano come differenza la libertà, fattore fondamentale della vita associativa in Grecia. E' quindi difficile ritenere che oggi si possa mettere in qualche modo in discussione la presenza della Grecia nella moderna Europa, visto che è proprio sulle sue fondamenta greche e latine che essa si poggia.

L'Europa è entrata in crisi molte volte nella sua storia ma nessuno si aspetta (e soprattutto nessuno si augura) che la Storia possa ripetersi ancora alle stesse condizioni, soprattutto quelle del Martedì Nero del 1929, fra le concause della Seconda Guerra Mondiale. La popolazione europea di oggi è più vecchia e decisamente meno militarista di allora. Anche se ci sono segnali che anche oggi preoccupano: il ritorno in moltissimi paesi agli estremismi di destra e di sinistra e la possibile reazione populista ne sono solo un esempio. Inoltre stanno emergendo movimenti anti-conformisti, come Grillo ed il Partito dei Pirati, che potrebbero mettere in discussione il percorso europeo.

(Fortunatamente) è quasi certo che il populismo del nostro tempo non ci porterà a nessuna guerra. Ma resta il problema di governare, cosa che in Europa è sempre più difficile: non c’è infatti nessun leader europeo eletto due volte. Con il clima generalizzato di austerità, chi è in carica risulta sempre perdente ad ogni possibile elezione.

Resta il fatto che il lungo processo d'integrazione europea ha garantito ad oggi oltre 60 anni di pace nel nostro continente, dato troppo spesso dimenticato; il più grande risultato di questo faticoso (e a volte doloroso) progetto resta comunque l'Euro, conquista per oltre 320 milioni di europei in 17 Paesi diversi, un pezzo di Europa in mano a ciascuno di noi ogni giorno. Ma una moneta non basta a renderci un popolo e la formula "unita nella diversità", che doveva contraddistinguere l'Europa, e quindi il progetto europeo, mai come oggi suona poco più che uno slogan.

Il 1 gennaio del 2002, Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea dichiarava: “Sono certo che l’Euro rafforzerà l’economia dell’Europa e contribuirà molto allo sviluppo di una identità europea”.

Forse non è andata esattamente così, ma lo stesso Prodi ammoniva già allora che la moneta da sola non sarebbe bastata e che la prima crisi avrebbe costretto gli europei a guardare più lontano. Con l'introduzione dell'Euro, il forte Marco tedesco di fatto cambiava nome diventando qualcosa di nuovo: l'unione monetaria era una vera e propria scommessa politica ed economica sul futuro degli europei.

Una scommessa che dava poche certezze (come il Trattato di Maastricht del 1992, largamente in deroga per diversi Paesi della zona euro) e molte incertezze (nessuna reale unione politica, fiscale, di bilancio fra i Paesi dell'UE, e nessuna omegenizzazione concreta in ambito economico-finanziario, per esempio con misure simli alla Tobin Tax, mai entrate in vigore).

Inoltre l'unione monetaria era stata concepita su una banca centrale europea debole (la BCE) e sul Sistema europeo delle banche centrali (SEBC): un meccanismo basato su un compromesso al ribasso, tipico di molte politiche europee.

Questi squilibri restano a tutt'oggi fra le cause principali della crisi economica europea che stiamo vivendo, e che potrebbe durare oltre una decade se non si dovesse cambiare drasticamente il passo. Anche nel migliore degli scenari possibili, questa crisi ha già consegnato un enorme shock economico-finanziario all'Europa Latina e soprattutto a quella dei PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

Va ricordato infatti che l'effetto domino causato dal fallimento di economie perifiche (proprio come la Grecia) sarebbe devastante su tutta l'Europa, basti pensare che l’attuale 42% delle esportazioni della Germania è nell'eurozona e pesa otto volte l’ammontare dell’export tedesco verso la Cina. A nessuno converrebbe quindi far fallire i propri principali clienti. Già Helmut Kohl aveva capito che l'unione monetaria poteva essere un embrione di una federazione e che non costituiva in sé la meta.

Quindi c'è una soluzione possibile? Forse si, proprio con un sistema federale basato su una carta fondativa più simile alla Costituzione Americana degli Stati Uniti d'America (e non al timido tentativo della Costituzione Europea di Roma del 2003, bocciata dal referendum francese e olandese del 2009), anche se probabilmente all'Europa basterebbe anche solo una confederazione. 

In ogni caso l'obiettivo sarebbe sintetizzabile in tre grandi scelte non più rimandabili per il nostro continente: vera unione bancaria europea, ricapitalizzazione delle banche europee in crisi con i fondi provenienti dal Meccanismo Europeo di Stabilità, e un nuovo piano che assicuri la conversione di parte dei debiti nazionali in Eurobond (ovvero il progetto proposto proprio da Prodi e Quadrio Curzio sugli EuroUnionBond già il 23 agosto del 2011). Restando con i piedi per terra, il fiscal compact a confronto sarebbe una passeggiata.

Nei prossimi post cercherò di fare una sintesi di queste tre grandi sfide che potrebbero cambiare per sempre il volto dell'Europa che conosciamo. Stavolta non decidere potrebbe essere davvero l'ultima scelta che l'Europa comunitaria fa.

domenica 10 giugno 2012

#Anonymous e Beppe #Grillo: quello che non vi hanno detto

Dopo l'attacco dell'8 giugno 2012 al sito di Beppe Grillo, qualche dettaglio su Anonymous e una cronistoria doverosa sui fatti accaduti.

E' complesso dare una definizione di Anonymous, pertanto una premessa è necessaria. Trattare Anonymous come un'organizzazione può essere improprio (soprattutto nell'interpretazione giornalistica che spesso si attribuisce superficialmente a tale termine) e forse è più corretto definirlo come un fenomeno. Anonymous è infatti più probabilmente un sistema dinamico fatto di persone (gli "Anon" o "AnonOp", persone non identificate e non identificabili che si autodefinisco appartenenti ad Anonymous) e obiettivi fluidi, estremamente mutevole ed in continua evoluzione. Non esiste infatti realmente un programma o un manifesto scritto che ne identifichi chiaramente ed universalmente finalità e membri; basandosi infatti su principi di sicurezza, segretezza ed anonimato non è possibile definire con estrema certezza contenuti e finalità di questa entità collettiva.

Anonymous è più affine al modello di comunità online, orizzontale ed internazionale, su base cellulare, autonoma ed indipendente, incentrata in ogni caso sulle idee e le azioni del singolo individuo organizzato in gruppi coordinati che si autodeterminano e autogestiscono.

Si tratta quindi di singoli utenti e/o intere comunità online che agiscono anonimamente in modo coordinato, solitamente con uno o più obiettivi concordati (spesso anche solo approssimativamente). Può anche essere inteso come "firma" adottata da unioni di hacktivists che intraprendono proteste e/o altre azioni sotto l'appellativo puramente fittizio di “Anonymous”. Più genericamente il nome Anonymous indica i membri di alcune sottoculture di Internet, provenienti ad esempio da correnti precedenti perfino alla Rete e alle comunità hacker, come il cyberpunk.

Per gli stessi motivi di cui sopra, è impossibile quindi dare una voce unica ed ufficiale ad Anonymous, in quanto Anonymous non può essere visto in nessun caso come un unicum, ma come un insieme tanto caotico (in termini di organizzazione e contenuti) quanto ordinato (in termini di condivisione e azione) di persone, estremamente complesso, multisfaccettato e multinodale. Spesso Anonymous viene paragonato a uno stormo di uccelli: nonostante uno stormo viaggi propriamente nella stessa direzione, più uccelli possono unirsi, lasciare lo stormo o staccarsi completamente verso un'altra direzione. Questo spiega anche come spesso non tutti i componenti che si identificano in Anonymous condividano e/o participino alle varie azioni/operazioni che vengono attribuite e/o rivendicate sotto il nome di Anonymous.

Quello che si conosce con certezza di Anonymous sono esclusivamente gli effetti e la storicità nel tempo degli stessi, e solo tramite episodi (attribuiti o rivendicati) è possibile tracciare a grandi linee un'elementare idea di ciò che Anonymous può essere oggi e ipotizzare ciò che potrà diventare nell'immediato futuro.
Dopo una serie di controversie, proteste largamente pubblicizzate e attacchi DDoS attuati da Anonymous nel 2008, gli episodi legati ai membri del gruppo sono diventati sempre più popolari. In molti ritengono che Anonymous esista da molto tempo e già prima delle rivendicazioni del 2006, relative agli attacchi di Habbo. Idealisticamente si pensa che il concetto che c'è dietro Anonymous fosse già presente e che nasca con la Rete nelle prime BBS, se non prima (soprattutto relativamente all'idea di anonimato) e che abbia quindi le sue radici nei movimenti culturali degli anni Ottanta.

Anche se non necessariamente legati ad una singola entità online molti siti web sono fortemente associati ad Anonymous, come le imageboard 4chan e Futuba, i loro associati wiki, Encyclopedia Dramatica, i vari Pastebin, ed un certo numero di forum e server/canali IRC. Attorno a questo ecosistema, a livello più superficiale, ci sono blog, siti, forum, account Twitter/Youtube nonché pagine e gruppi Facebook che le varie crew, che sono l'ossatura di Anonymous, utilizzano per dare una voce alle singole azioni. Come si può intuire quindi, la "voce" di Anonymous non è una sola, ma è estremamente frammentata e quindi non sempre coerente.

Va specificato che Wikileaks non è Anonymous e Anonymous non è Wikileaks: nonostante queste realtà abbiano molti punti in comune, sono totalmente autonome ed indipendenti. In realtà in molti ritengono che Anonymous e Wikileaks siano i due layer più esterni del cyberattivismo mondiale, e che gli strati più bassi siano comuni, sia in termini di risorse che di individui. Differenza sostanziale tra Anonymous e Wikileaks è la presenza di Julian Assange: considerando che il movimento Anonymous è per definizione anonimo, non ha portavoci e/o leader, e non ha un'organizzazione gerarchizzata in alcun modo.

Tra le azioni più significative di Anonymous vanno sicuramente ricordate:
- Progetto Chanology del 2008, che aveva come obiettivo Scientology
- Proteste post-elettorali in Iran del 2009 che hanno visto anche il coinvolgimento di The Pirate Bay
- Operation Didgeridie del 2009 e Titstorm del 2010 contro le limitazioni online imposte dal governo austriano, principalmente in chiave censoria
- Operation Payback del 2009
- Operation Tunisia del 2009 ed Egypt del 2010 contro la censura e prima della Primavera Araba
- Operation Darknet del 2011 contro la pedopornografia

In Italia hanno avuto particolare eco:
- L'attacco ad Enel del 2010, per le attività dell'azienda in Guatemala
- L'attacco all'Agcom del 2010, sempre contro la censura online 
- #OpBancheAlSicuro del 2011, per dimostrare il livello basso di sicurezza delle banche italiane
- L'attacco al sito del Vaticano e Radio Vaticana nel 2012, contro il comportamento della Chiesa, soprattutto per i fatti di pedofilia perpetrati da sacerdoti
- L'attacco a Trenitalia nel 2012, contro la TAV e la soppressione di molti treni
- L'attacco a Equitalia nel 2012, contro il comportamento dell'agenzia verso i contribuenti italiani

La massima risonanza c'è stata però con #OpMegaupload, probabilmente il più grande attacco hacker su larga scala e di livello mondiale mai organizzato fino ad allora, contro la chiusura di Megaupload. Tale evento, precisamente il 19 gennaio 2012, viene anche chiamato W W W W ovvero la World Wide Web War.

Ma arriviamo ad oggi, all'attacco al sito di Beppe Grillo dell'8 giugno 2012. In Rete in queste ore ci sono state diverse attribuzioni e smentite relativamente alle rivendicazioni da parte di Anonymous riguardo all'attacco al sito del comico, e in molti online hanno dato letture ed opinioni diverse dell'accaduto. 

Stando ai fatti, uno dei blog italiani direttamente collegati ad Anonymous Italia ha dichiarato inizialmente la paternità dell'attacco (post ora rimosso), a seguito del quale però c'è stata una smentita da un account Twitter italiano sempre collegato ad Anonymous. Successivamente è stato pubblicato un post, sempre sul suddetto blog, che di fatto prendeva le distanze dell'attacco, relangandolo ad un'azione di un gruppo interno ad Anonymous Italia, ma che avrebbe agito "autonomamente" e che quindi tale attacco non era stato condiviso "da tutti". Inoltre, sempre su questo blog, è stato aperto aperto un poll online per lasciare agli utenti la libertà di esprimersi sulla leggitimità o meno dell'attacco da parte di Anonymous. Nelle ultime ore è stato pubblicato un nuovo post che sottolinea come ogni gruppo e membro agisca in ogni caso in autonomia e che quindi è comunque corretto attribuire ad Anonymous l'attacco al sito di Grillo.

In molti sostengono che Anonymous non attacca siti di informazione, in quanto difende la libertà di informazione e la plurità in Rete. Tengo a precisare che il sito di Grillo non è propriamente un sito di informazione, ma al limite un "blog" (sempre che possa ancora definirsi tale) di propaganda politica legato de facto al Movimento 5 Stelle. In passato Anonymous ha attaccato sia siti italiani che esteri legati a partiti ed esponenti politici (ricorderei fra tutti, #OpFPF del 2012, ovvero FuckPoliticiansFebruary, dove in particolare vennero colpiti i siti di Paniz e della Binetti, e successivamente l'attacco che portò al defacement del sito di Sgarbi).

Infine, sempre nel 2012, Anonymous attaccò il sito del Wall Street Journal tedesco, per aver paragonato Anonymous ad Al Qaida. Inutile dire che in quel caso l'attacco fu perpetrato proprio ai danni di un sito d'informazione.

Jacopo Paoletti @jacopopaoletti