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| http://www.flickr.com/photos/jcpim/ |
Ora che devo scrivere veramente qualcosa di me, proprio di me, beh, mi sento nello stesso modo. Soffocato tra l'ovvietà e l'abisso. Il problema stavolta non è nemmeno tanto il "boccone" di quella mela. Sarà che le persone sono difficili da sintetizzare con le parole: con i puntini sulle i o con quella virgola di troppo. Tutti sono sempre alla ricerca di ciò che sta troppo stretto tra le lettere: nascosto proprio lì, nel mezzo. E credo che sia anche per questo che scrivo, o almeno ci provo, dannatamente a modo mio. Per cercare di non perdermi ciò che sono, e tenere qualcosa tra le mani, pesante almeno come certe fotografie, pronte sempre a strapparti pezzi di vita, per quanto restino comunque immobili.
Questo blog oggi compie un anno, ed in qualche modo era arrivato il momento per queste righe. Ho fatto e ho disfatto tante "case" prima di questa, insieme ad altrettante "cose". Un po' per perfezionismo, un po' perchè se ti rileggi indietro, non ti riconosci, negli anni, e hai bisogno di cambiare, almeno per provare a non vederti sempre uguale in ogni possibile egocentrismo. Alla fine fai i conti con lo schermo vuoto, che è un po' la storia del foglio bianco o della tela candida. Ed è come vivere, dove non sai mai quali colori usare, come dipingerti: se sono righe o curve, o semplicemente spazi vuoti.
Per quanto mi riguarda, ho iniziato tutto questo quando i modem facevano ancora degli strani rumori, e sono finito a fare un lavoro dove sei costretto a dire tutti quei termini inglesi, spesso comodi a riempire i biglietti da visita o gli account di questo o quel social network... Insomma almeno qui vi risparmio. Per ora.
Di cosa mi occupo esattamente? Di tecnologia, marketing e comunicazione, e di tutto ciò che c'è fra queste piccole grandi parole. Tecnico di formazione (il classico "perito informatico"), pseudo designer dopo lo IED, passando per la facoltà di economia dell'università pubblica romana.
Figlio naturale del Cluetrain e del modello Open, costretto per passione quanto necessità nell'universo social e più in generale nel web 2.0, ammesso che tutto questo abbia ancora un significato concreto tra i resti della new economy, i passati più o meno pioneristici in Fidonet et simili, o fra i battibecchi nostrani di semplici quanto nostalgici blogger.
Più che altro qui leggerete quello che riesco a spremere da ciò che penso, che faccio, che sono, senza mai troppe aspettative. Parole forse pesate, ma posate a modo mio, sempre che si tratti solo di questo. Potete anche mettere in disordine, se volete: nel mio caos ordinato forse non si noterà.
In ogni caso vedete di non sporcare. E sarà anche casa vostra.
Ah, il bagno è in fondo a destra, qualora serva.
Jacopo Paoletti
